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martedì 4 giugno 2013

#6 Dicono di...Kalliparaz

di Donatella Branciforti



Kalliparaz è un’opera particolare, che trae ispirazione dalla mitologia greca. Il titolo stesso, che si riferisce ad un’entità misteriosa, contiene una radice greca. Nelle prime pagine viene presentata la missione della protagonista, la “ierofantide” Coronis: la sua missione consiste nel risvegliare gli dei, immersi nel sonno dal giorno in cui “Kalliparaz cambiò il volto del mondo, consegnandolo al caos che conosciamo”. Infatti, “solo la potenza ultraterrena può sanare il nostro mondo”. Ho il sospetto che in queste parole siano contenuti un riferimento all’attualità e il personale pensiero dell’autore ma, naturalmente, tutto potrebbe invece essere solo il frutto di una più che fervida immaginazione che, nelle pagine successive, dà vita alle gesta della protagonista e del suo fedele compagno Oistros, un “moscone cosmico” che, ai trentenni di adesso, non può non ricordare i celebri robot che popolavano i cartoni degli anni settanta.
Le avventure di Coronis e di Oistros sono improntate da un umorismo prorompente, che è uno dei tratti salienti dell’opera. Basti pensare agli indovinelli “non indovinati”, o alla figura del maestro dall’astruso linguaggio, Megalocrates, “fra gli uomini il più grande e il più saggio! (Modestamente!)”; o ancora ai capelli castano dorato della protagonista che, nel bel mezzo di un’impresa oltreolimpica, vengono arsi da una scarica originatasi dallo Zeutron. Per non parlare dell’innato talento di Aura nello storpiare i nomi altrui (“Coronis” diventa prima “Coriolis”, poi “Coriandolis”, infine “Carombolis”) e persino il proprio. Molto divertente l’intermezzo sull’evoluzione naturale nell’oltreolimpo, dove il “felis catus” si evolve nel “felis spazialis”, passando per il “felis stranus” e il “micio micidialis”.
Merita, infine, di essere menzionata la presenza di una storia parallela, Il mondo prima di Kalliparaz, incentrata sulla valorosa figura di un eroe mortale, “Ione, figlio degli dei”.


Staremo a vedere come si concluderanno le imprese di Coronis e del suo inseparabile compagno: riusciranno a risvegliare gli dei e a sconfiggere Kalliparaz? La risposta si trova nei prossimi capitoli, che sto già pregustando.

mercoledì 30 gennaio 2013

#5 Dicono di...La Primamagia

di Donatella Branciforti


Leggendo La Primamagia mi sono trovata catapultata in un universo che a pieno titolo può essere definito “fantasy”. Pagina dopo pagina mi sono imbattuta in incantesimi, eletti, ecletti, scuole di magia, maestri di magia, martello-draghi, consigli di sacerdoti detentori di magiche pergamene… una dimensione irreale, alternativa, che ti fa letteralmente travalicare i confini di questo mondo e che rivela una perfetta padronanza del genere da parte dell’autore.
Uno degli aspetti dell’opera che ho maggiormente apprezzato è la storia, davvero affascinante e coinvolgente. La vicenda del giovane Andor, “perseguitato” perché reo di assecondare un’esigenza di verità che sente affiorare nel proprio cuore, avvince il lettore e lo induce inevitabilmente a schierarsi dalla sua parte. Bellissimi i flashbacks che ci portano indietro nel tempo, nel passato del protagonista: è attraverso di essi, infatti, che assistiamo al consolidarsi di un’amicizia profonda, solo in apparenza scalfita dagli eventi.
Raffinati e suggestivi i disegni, in perfetta sintonia con le atmosfere fantasy dell’opera.
Non mi resta che aspettare pazientemente l’uscita della seconda parte.


La Primamagia
di Silvio Grasso
Copertina a colori - interno bianco nero - 15x21 cm
Edizioni Progetti D'Arte - Euro 12,00
Per iPad - App Store/Fumetti al Cubo/ La Primamagia
Euro 2,99



ecco il blog del'autore (condiviso con Fabio Grasso, fratello nonchè anche lui straordinario fumettista ed illustratore) 

mercoledì 23 gennaio 2013

#4 Dicono di...Odio, Amore, Apatia



 di Donatella Branciforti


 Mentre sfogliavo le pagine di Odio, Amore, Apatia ho più di una volta pensato di avere tra le mani un libro geniale. Odio, Amore, Apatia non è infatti un comune libro di illustrazioni, ma è qualcosa di molto più complesso e sottile. Le due caratteristiche dell’opera che più mi hanno colpito sono l’idea stessa di organizzare i disegni, particolarissimi, secondo una struttura tripartita e ciclica (l’ultima illustrazione prelude al reiterarsi di un nuovo ciclo di odio, amore, apatia) e il modo in cui l’autore intitola le illustrazioni, al centro delle quali troviamo sempre gli animali. Che una gallina che cova un uovo (a sua volta la testa di una creatura grottesca) possa costituire il “preludio all’odio”, o che un volto sofferente in una testa dalla chioma irta (in realtà un groviglio di pennuti) possa rappresentare delle “memorie d’amore”, non mi sembrano cose da poco. A volte i titoli sono dei veri e propri giochi di parole (nella prima sezione, per esempio, l’autore gioca con le lettere che formano la parola “odio”); altre volte ci imbattiamo in piccoli componimenti poetici (i miei preferiti); talvolta, invece, l’autore ci offre qualche esempio di rima. In qualche caso le illustrazioni sono collegate fra loro, come quelle in cui compare un particolarissimo strumento musicale. Si potrebbe continuare, ma preferisco non togliere il piacere della sorpresa a chi avrà la buona idea di “ammirare” questo autentico gioiellino.


32 pagine, illustrazioni



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