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sabato 29 giugno 2013

SALVO CONIGLIONE, IL FUMETTO ITALIANO DI UN FUMETTISTA CATANESE!

di Plato

Il fumetto siciliano ha molti ottimi Disegnatori con la D maiuscola e possiamo onorarci di avervene presentati tra i più promettenti del panorama Catanese.
Oggi abbiamo il piacere di avere ospite della nostra rubrica una tra le punte di diamante tra i "disegnatori" del nostro territorio;  un disegnatore che molti c'invidiano e che sicuramente avrà modo molto presto di far parlare di se. Ospite delle interviste di F3 oggi è: Salvo Coniglione.

Prima di cominciare con le domande, però,  gustatevi una serie di piccoli gioiellini di questo straordinario Disegnatore ed Autore Catanese.














Ciao Salvo. Sicuramente molti sanno chi sei, ma noi siamo qui per informare quelli che ancora non lo sanno. Cominciamo ad informare che tu sei il vincitore del contest Cover reloaded 2013; evento organizzato da Marco Grasso con la collaborazione straordinaria dell’etnacomics e l’artistica. Prima di raccontare di te, comincia a dirci le tue impressioni sull’evento e sopratutto su questa vittoria meritatissima.

L’evento Etnacomics è ormai rilevante non soltanto a livello regionale. La cura degli organizzatori ha fatto si che, nel giro di pochi anni, questa fiera sia diventata una delle più belle e complete a livello nazionale. Un appuntamento annuale da non perdere, per l’artista, l’appassionato o per il semplice curioso. Sono davvero felice ed onorato di avere vinto il contest “Cover Reloaded”, sia perché ho avuto l’occasione di lavorare ad un personaggio a me caro, Dylan Dog, sia perché in gara eravamo davvero in tanti, circa 160 se non erro. Tante copertine erano davvero belle e la competizione è stata ardua!

Andiamo a definire invece chi è Salvo Coniglione; come ti definiresti?

Come molti altri cerco di emergere in questo mondo fatto di nuvole parlanti, mi ritengo una persona tenace e curiosa. La curiosità non deve mancare mai a chi ha questa passione, ti da la forza che ti spinge a sperimentare continuamente, a misurarti con i tuoi limiti e a cercare di carpire i segreti dei grandi maestri. A mio avviso bisogna essere sempre curiosi come bambini.

Sappiamo che prediligi l’illustrazione, sebbene tu sia anche un ottimo fumettista; cosa cerchi di comunicare di solito nelle cose che fai?

In genere cerco di comunicare i miei stati d’animo. Credo che ogni artista, con le sue opere, rappresenti un pò se stesso. Faccio un esempio lapidale, Caravaggio è noto per i suoi giochi di luci ed ombre, tutti sanno che era una persona abbastanza irrequieta, una persona fatta appunto di luci ed ombre. Con i miei disegni vorrei riprodurre atmosfere ed evocare sensazioni. Il più delle volte non ci riesco, ma ci si provo lo stesso è l’unico modo per cercare di migliorarmi continuamente.
La tua biografia in poche righe?

Nasco a Catania il 7 aprile 1975. Dopo il diploma conseguito presso l’Istituto D’Arte di Catania muovo i primi passi come disegnatore. Nel 2008 ho pubblicato una storia per il volume due di “Professor Rantolo”. Nel 2010 ho pubblicato una storia per un volume monografico “El Brujo Grand Hotel” di cui ho curato anche il progetto grafico e l’impaginazione. Nel 2011 ho vinto il concorso “Wannabe Cartoonist” della prima edizione di Etnacomics e la storia è stata pubblicata sulla rivista “Fumetti al Cubo”. Nel 2013 ho vinto il concorso “Cover Reloaded” della terza edizione di Etnacomics con un restyling della copertina de “L’alba dei morti viventi”, numero 1 del fumetto Dylan Dog. Sempre in occasione di Etnacomics 2013 ho realizzato un omaggio al maestro  Sergio Toppi esposto alla mostra “Sergio Toppi - L’incanto del Segno” presso il centro fieristico “Le Ciminiere” di Catania. Prossimamente alcune mie opere saranno esposte alla CArt Gallery di Roma.
Dove è possibile seguirti o guardare le tue opere; sul web hai un sito?

Si, il mio sito web è: http://salvoconiglione.jimdo.com. Sul sito è presente anche il link alla mia pagina fecebook, che tengo costantemente aggiornata.

Domanda da un milione: Che cos’è per te l’ispirazione?

Una cosa molto rara. E’ quello stato dell’anima che ti porta a creare qualcosa dal nulla. Senza ispirazione non esisterebbe la fantasia.

Sapresti definire il fumetto oggi? Quanti modi di farlo conosci?

Trovo appropriata la definizione che Hugo Pratt ha dato di “fumetto” e cioè “letteratura disegnata”, non bisogna aggiungere altro! Personalmente, da un punto di vista tecnico, seguo due vie per realizzare i miei fumetti. Quella tradizionale (carta, matita, inchiostro etc.) e quella digitale (computer e tavoletta grafica). Spesso mi piace combinare le due tecniche.
A quale mondo fumettistico ti senti di appartenere e sopratutto, dammi qualche nome di testata italiana o estera dove ameresti lavorare?

Amo il fumetto italiano in genere, sicuramente mi piacerebbe disegnare Dylan Dog ma anche The Walking Dead, Dampyr, Il Punitore, Hellboy. In genere mi piacciono molto le ambientazioni Dark.
Da dove hai cominciato ad appassionarti alla settima arte e secondo te dove è diretta?

La mia passione è nata da bambino con Topolino, poi ho scoperto Alan ford e Dylan Dog, quest’ultimo mi ha conquistato. Mi si è aperto un nuovo mondo ed ho iniziato a scoprire autori che ancora oggi guardo con la stessa ammirazione di quando ero un ragazzino. Ho anche la fortuna di avere un cugino che è un grande appassionato di fumetto, che mi ha insegnato ad apprezzare autori del calibro di Corben, Liberatore e Magnus. In questo preciso momento storico non saprei dirti dove sia diretto il fumetto. Alcuni dicono che la carta stampata sia destinata a scomparire a favore dei tablet, altri che l’interesse nei confronti delle nuvole parlanti si sia spostato sui videogames. Io rimango un nostalgico della carta, adoro toccarla e sentire l’odore dell’inchiostro stampato.
Tre idee/storie/personaggi che ti piacerebbe fossero venute a te.

Sicuramente “The walking dead”. Ogni volta che ho incontrato uno sceneggiatore gli ho detto “…secondo me una serie sugli zombie potrebbe andar bene…”, naturalmente nessuno mi ha dato retta, ed io non sono per niente bravo a scrivere. “Hellboy” grande personaggio e grandi disegni, Mike Mignola è un fuoriclasse quindi onore al merito. “Dylan Dog”, vorrei avere la macchina del tempo per tornare indietro e convincere Sclavi a vendermi la sua idea!
Com’è oggi la realtà del fumetto Catanese? Riusciresti a definire quello del mondo fumettistico nazionale?

Catania in questi ultimi anni si sta dando una mossa! Sono nati validi gruppi di disegnatori, sceneggiatori e scuole di fumetto. Sono sicuro che si sentirà presto parlare di loro, speriamo non si facciano abbattere dalle logiche di mercato e dai cattivi consiglieri. Ho molta fiducia nella mia città e nei catanesi! Un problema oggi sono le case editrici, dovrebbero sempre dare il giusto valore, anche economico, a chi si dedica con passione a questo tipo di produzione artistica. In Italia una bella realtà è quella Bonelli. In America o in Francia esistono nella maggior parte dei casi, rapporti equi tra artisti e case editrici, ma il mercato è davvero molto esigente!
Cosa deve avere per te una storia per essere avvincente? Pensi sia il disegno ad essere importante al successo di un’opera o viene solo dopo la storia.

La formula magica è: ottimi disegni per un’ ottima storia. Io però per “deformazione professionale” guardo sempre i disegni, se mi piacciono leggo la storia, chissà quante storie interessanti mi sono perso! Ad ogni modo, personalmente una storia per essere avvincente deve avere un eroe, una location accattivante e, molto importante, la nemesi dell’eroe. Un cattivone che debba risultare ancora più carismatico dell’eroe stesso, insomma i canoni classici dell’avventura, se poi ci mettiamo anche la bella di turno il gioco è fatto!

Da dove giudichi la bellezza di un opera fumettistica?

Un’ ottima opera la giudico dalla forza del segno, dalle sensazioni che mi provoca, da ciò che mi trasmette. Devo arrivare a pensare “come avrei voluto disegnarla io questa storia!”.

Un fumettista deve reinventare ogni giorno il suo tratto o basta definire uno stile iniziale e solidificarsi ?

La crescità e l‘evoluzione del segno è fondamentale in un fumettista, guai a fermarsi, l’artista non deve mai essere soddisfatto e non sentirsi mai “arrivato”. Bisogna cercare sempre di andare oltre i propri limiti.
Nota dolente. Qual è la tua opinione sulle iniziative fumettistiche nazionali e locali? Di cosa ha bisogno il mondo fumettistico italiano che ancora non ha? C’è spazio per altro fumetto italiano o trovi che il mercato sia ormai saturo?

A volte ho la sensazione che si pubblichino delle storie tanto perchè “deve uscire il prossimo numero”, questo non fa bene a nessuno! Forse qualcosa sta cambiando ma è ancora presto per dirlo, staremo a vedere. A livello locale ammiro molto il lavoro svolto da “Fumetti al cubo” e dal loro direttore il Maestro Angelo Pavone. Trovo che la loro rivista sia un oasi in un deserto di ovvietà. Naturalmente non posso non citare Marco grasso, Silvia di Mauro e Giuseppe Reina, senza di loro la città di Catania non avrebbe potuto godere di una mostra su Sergio Toppi davvero strepitosa.

Chi è secondo te oggi un’acquirente di fumetti?

Un nostalgico ed un amante dell’arte in genere, ma anche un sognatore, ed oggi, più che mai, abbiamo bisogno di sognare!

Nel tuo stile si notano tante belle contaminazioni artistiche; ti piacerebbe darci qualche autori a cui ti sei ispirato?

Io mi ritengo una spugna. Osservo con interesse molti autori e da ognuno cerco di trarre una lezione, di anatomia, di gestione delle luci e delle ombre, di sintesi. Posso citare Alex Toth, Alberto Breccia, Jorge Zaffino, Magnus, Tanino Liberatore, John Buscema passando ai più attuali Maurizio di Vincenzo, Luigi Siniscalchi, Marco Soldi, Angelo Stano, Claudio Villa, Massimo Carnevale, Pietro Dall’Agnol e tanti altri.

Su cosa preferisci lavorare di solito?

Su storie Horror, trovo che per me siano molto stimolanti!

hobbyes?

A parte fare il marito? Leggere e, quando è possibile, viaggiare.

Se dovessi consigliare delle opere fondamentali per una buona cultura fumettistica, quali di questi consiglieresti ai tuoi lettori?

Senza dubbio le opere di Pratt, Toppi,  Battaglia, De luca,  Carnevale,  Toth, Corben,  Liberatore, Magnus e Moebius.

Per finire parlaci della tua esperienza con il gruppo di fumetti al cubo?

Ho solo il rimpianto di non aver conosciuto il gruppo molto tempo prima. Tutti i ragazzi sono F A N T A S T I C I con un insegnante/direttore davvero unico, il maestro Angelo Pavone, un carissimo amico, che non solo sa il fatto suo come artista, ma che riesce anche a spiegare tecniche e fondamenti di anatomia in maniera semplice ed intuitiva e non è da tutti saper insegnare!


Cosa manca alla Sicilia per diventare un luogo dove la cultura del fumetto vada oltre le fiere, sviluppando anche un amore comune per le opere ed i suoi autori locali?

I cervelli ci sono e la forza lavoro non manca. Credo che i comuni debbano promuovere artisti ed eventi, mettendo a disposizione spazi espositivi gratuiti e provvedere a delle adeguate campagne pubblicitarie. Non ha senso che alle mostre ci vadano solo gli addetti ai lavori, rischiamo di diventare gruppo chiuso. L’arte è cultura e comunicazione in ogni sua forma, bisogna impegnarsi per rendere largamente fruibili tutti gli eventi artistici.



lunedì 18 giugno 2012

Intervista ad Antonio Rocca

Ciao a tutti!
Eccola, sebbene con un audio scarsissimo dovuto alla bassa qualità della fotocamera con cui il filmato è stato fatto, ma eccola; una rara (vista la sua naturale avversione per tutto quello che riguarda fotografia e video riprese) intervista alla "Rocca" fondatrice di Fumetti al cubo: Antonio Rocca.

Gustatevi il racconto direttamente da una delle colonne portanti del fumetto catanese.

Vi prometto che cecheremo di farne una migliore quanto prima, magari con molti più ospiti e di migliore qualità, ma era giusto comunque condividere con tutti voi questo breve filmato che parla di un'uomo a cui molti giovani e sopratutto il fumetto locale deve  molto.

Grazie a tutti.


Un grazie a chi farà lo sforzo di ascoltarla!

domenica 1 aprile 2012

Christopher Darril, la passione diventa videogames


Prendiamo un'essere umano, imbottiamolo di passione per il cinema, videogames, fumetto, musica, illustrazione, romanzi, informatica e per finire una dozzina d'altri ingredienti che per motivi di spazio eviteremo di dirvi. Mescoliamo bene il tutto ad un pizzico di Horror ed una spolverata di Visionarietà ed il risultato sarà: Christopher Darril.


Per capire chi è costui, abbiamo incontrato l' appassionata giovane promessa Catanese, interessati di capire dove tutto è cominciato e dove sopratutto è diretta.

Iniziamo dalle tue “coordinate” (nome, cognome, età, curriculum professionale)
Christopher Darril, ma più comunemente chiamato Chris. 22 anni (23 il prox 13 aprile), da sempre con l’estrema passione per cinema, musica e videogiochi e tutto quello che è arte in genere. Ho da sempre lavorato come grafico, cominciando da semplice hobby fino a trasformarsi in autentica professione. Il mio operare in ambito artistico mi ha visto coinvolto in più differenti settori, dalla regia e direzione artistica a teatro fino al game design o alle grafiche di pubblicità.  


Se dovessi definirti con soli tre aggettivi quali sceglieresti?
In ambito prettamente “umano”: testardo, permaloso, orgoglioso, eheheheh, si prevalgono questi tre difetti su tutto. Ma qualora dovessi rapportare il mio essere al mio esprimermi artisticamente: ambizioso, determinato, visionario. 


Quando hai usato per la prima volta un computer e com’è nata la tua passione per i videogames?
Oh beh, da che ricordi sono nato con annesso cordone ombelicale ad un computer. Scherzi a parte. Sin da piccolo cominciai a cimentarmi nel gioco adoperando un vecchissimo Vega 286 e l’indimenticabile Atari. La mia passione è nata senza ombra di dubbio col primo Monkey Island, Il Dylan Dog di Simulmondo el’indimenticabile MortalKombat II per Super Nintendo, col quale ben presto compresi la mia preferenza per le tinte grottesche.


Come ti definiresti artisticamente?
Più un artigiano piuttosto che un artista, cosa che ci tengo a precisare. Si è artista finchè con le proprie gambine ci si riesce a munirsi di sola voglia di fare e a dare vita ai propri ideali, dando forma alla propria arte a discapito delle richieste altrui. Finché piuttosto si pretende dall’eventuale commessa che ti richiede un lavoro ben preciso, sebbene tu possa farlo al meglio delle tue competenze, tu non sei altro che il pittore, lo scultore, il musicista che realizza per il mecenate il capolavoro “richiesto”. Senza ombra di dubbio mi reputo un elemento poliedrico con precise preferenze ma che non disdegna nulla o creandosi inutili taboo. Per realizzare qualcosa, dovresti poter conoscere la concorrenza o addirittura i tuoi stessi opposti di generi. Del resto cultura è anche conoscere, arricchirsi e in questo ambito nessuno può insegnare a nessuno, ma solo “indirizzare” verso quei mezzi che qualcuno ha già di natura.


Quali sono i generi che prediligi in campo artistico e videoludico?
Poco prima avevo già accennato le mie preferenze, sono una persona i cui gusti artistici sono abbastanza goticheggianti, grotteschi, tenebrosi. Basti pigliare uno dei miei tre film preferiti in assoluto, “Il silenzio degli Innocenti”, film che reputo perfetto e senza riserve alcune, quanto piuttosto un riuscitissimo incrocio di più arti audio-visive capaci anche di scavare nel subconscio umano mettendo faccia a faccia l’uomo con le sue paure. Eppure nel mio essere poliedrico ci terrei a sottolineare la mia variabilità di generi preferiti, sempre nella mia top3 di pellicole preferite, posizione stabile va a “La Bella e la Bestia”, insuperato film di animazione la cui complessità tematica è celata dietro ad un velo estetico di ineccepibile bellezza visiva e musicale. Dunque nel “Chris” grafico e game designer c’è una flessibilità artistica piuttosto evidente nonostante delle ovvie preferenze. Del resto apprezzo un Monet così come un Dalì, eppure potrebbero dirsi l’uno l’antitesi dell’altro. In ambito videoludico se non altro preferisco i giochi la cui struttura segua una linea ben precisa imponendo come fulcro degli eventi di base e la cui elaborazione registica e artistica deve anche poter avere la meglio sugli elementi stessi di gioco, la trama poi deve proprio vincere su tutto. Giochi come i classici survival horror o il più recente HeavyRain, l’emozionante Shadow of the Colossus rasentano senza ombra di dubbio un autentico fabbisogno videoludico per la mia persona.

Come avevo accennato poco prima
Quali sono gli strumenti e che utilizzi maggiormente?
Beh! Photoshop, Indesign, AfterEffects e Premiere sono a prescindere “strumenti” di elaborazione grafica che non dovrebbero mancare nell’atelier di un giovane (o meno giovane) artista che si rispetti oggigiorno. Ma ho cominciato, un po come tutti, dandomi da fare su carta, con l’ausilio di una semplicissima penna o la famosa matita HB che puntualmente, una volta a mese, chiedevo a mamma di comprarmi in cartoleria. 

Parlaci dell’esperienza del  Global Game Jam 2012, che ruolo hai avuto?
Un’esperienza insolita ma indubbiamente fortificante e  formativa. Tanti elementi disposti a mettersi in gioco per 48h all’insegna del videogame. Una sinergia creatasi per caso tra sviluppatori, scripters e artisti che neanche si conoscevano. Il mio ruolo è stato quello di game designer e grafico. Il progetto a cui in 6 abbiamo dato vita a cavallo di due giorni no-stop ha però dato i suoi frutti venendo anche riconosciuto con il premio “Miglior gioco strategico – Gameplay”. In più mi è stato con piacere proposto uno spazio per presentare il mio videogioco-pupillo, Remothered, presentazione che ha fra l’altro riscosso un notevole successo con conseguenti feedback più che positivi, e tutto a mio stupore.

Parlaci di qualche progetto attualmente in corso?
Beh oltre a continuare a lavorare come grafico, il mio coinvolgimento nell’ambito videoludico sarà sempre più ampio. Anche in occasione della Global Game Jam ho avuto l’estremo onore di conoscere elementi da sempre ammirati, quali alcuni fra i più illustri nomi dell’ambito videoludico indie e non. Oltre al proseguimento dell’”omeristico” Remothered il mio ruolo di game designer continua a dare i suoi piccoli frutti, tanti piccoli frutti per quello che potremmo definire un inizio (mi auguro) di un qualcosa le cui radici potranno dar vita a qualcosa di decisamente imponente e sicuramente edificabile. Remothered ha subìto un percorso  tremendamente disarcionato, causa anche elementi che ho più volte tentato di coinvolgere. L’ambito indie, specie in Italia, è quello che è. Tanta gente che vorrebbe far tanto ma che poi con facilità rinuncia per scarsa voglia di fare. Remothered è nato da una mia idea, sostenuto da un team di 5 persone che sono poi presto diventate 2, per passare ad 1 (io),  di nuovo 2 ed infine 1; subendo dunque tutte le conseguenze del caso, come un gameplay incompleto, grafiche poco combacianti fra loro e perfino beta-testing incompleti dunque rinvii su rinvii. L’inattesa onda di successo a livello globale, pur non avendo mai fatto pubblicità, ha però inaspettatamente richiamato l’attenzione di elementi di team non solo italiani disposti a complimentarsi per il mio operato, il progetto ed anche all’acquisizione stessa del prodotto e di tutto ciò che ne concerne…ed è dunque da qui che questo nuovo revival di Remothered potrà (spero al più presto) approdare sulla scena del genere horror e in vesti ben più modernizzate.

Quale è la tua visione d’insieme del attuale mercato video ludico? Quale credi sarà il suo futuro?
L’avvento di internet e di tutti i suoi figli ha contribuito si e no alla globalizzazione del mercato ma ha anche enfatizzato la linea della pirateria. E’ vero che spesso i giochi vengono imposti con prezzi improponibilmente alti, ma la pirateria costringe gli stessi developers alla bancarotta. E’ un po un disegno tutto strano e confuso, una correlazione di più malfunzionamenti conseguenziali, come la crescita del prezzo dei carburanti nonostante esistano già energie rinnovabili sulle quali impostare il nostro fabbisogno energetico, e a poco prezzo. C’è dietro un mangia-mangia, e la spuntano sempre “loro”, a discapito di quelle piccole imprese e o di noi piccoli “indie-developers”. Il futuro dei videogames, a malincuore, credo sarà tutto in mano del digital download. Di quei titoli scaricabili online direttamente sul proprio hardware di gioco… la bellezza della copia fisica, del libriccino illustrativo, della cover ben scelta da posizionare sugli scaffali della propria stanza, custodire e collezionare, rimarranno probabilmente solo un lontano ricordo.

Cosa pensi del fumetto in Sicilia e in particolare a Catania e come pensi che il fumetto abbia influenzato l’attuale media videoludico?
Purtroppo in Sicilia chi opera in questo ambito è, a detta ignorante del pubblico, uno che “non ha trovato niente di meglio”. C’è ancora una visione così ottusa e blanda rivolta all’ambito artistico e ai suoi affiliati che ci dipingono tutti come elementi  dalla scarsa dignità di uomo-lavoratore poca morale, in vista di occupazioni “ben più semplici” e a portata di mano rispetto alle “più consuete”. Quante volte mi è stata posta la domanda “Che fai nella vita?” con conseguente “E come lavoro vero?” alla mia risposta “Il grafico, game designer”. La gente non fa distinzioni, il pittore è il classico squattrinato “artista di strada”, il game designer è un eterno bambino che non si è stancato di “giocare”, il fumettista è un povero e tristo visionario senza alcuna virtù, il musicista funziona bene solo ed esclusivamente ai matrimoni. E tutto questo è ridicolo ancora nel 2012 e nonostante le molteplici iniziative e le evidenti rivoluzioni artistiche. Il fumetto ad esempio è un elemento da antologia, vero e proprio capostipite del fare arte e dargli vita. Del resto quando si crea un fumetto si è un po’ il dio di quei piccoli mondi, si funge da registi, addetti al montaggio, si sta girando un vero e proprio film fatto di immagini i cui suoni non esistono, eppure sono reali. Basti pensare al fumetto come al figlio legittimo di un romanzo e di un’opera d’arte su tela, cinema e videogiochi sono venuti solo dopo.

Parliamo della recente fiera di fumetto tutta siciliana, l’etna comics… come hai vissuto l’evento?
Splendido, mai visto tanti fanatici-amatori. E’ stata un’autentica parata di colori e tendenze artistiche di attuale origine. Musica, videogiochi, film, cartoons, board games, fumetti, cosplayers e tutto in un solo centro expo-culturale. Lo ammetto, dapprima mi sono sentito un tantino un pesce fuor d’acqua ma ben presto mi sono letteralmente fatto trascinare. L’esperienza è stata di per se goliardica e divertente, indimenticabile proprio, per di più come mio primo e autentico acchito in termini di coinvolgimento videoludico ho anche conseguito un’autentica e inattesa vittoria presentando un videogioco che è stato riconosciuto quale il miglior gioco dell’evento di sviluppo indie. E come inizio, non è stato niente male! Eeheheheeh


Mentre ringrazio questa poliedrica forza della natura per il tempo dedicatoci, mi allontano, convinto che l'Italia abbia bisogno di tanti Christopher Darril; non solo per la sua vulcanica energia che si evidenzia dalla passioneche gorga dai suoi occhi mentre parla di ciò che ama, ma sopratutto perchè il mondo ha un immenso bisogno di giovani come lui,  animati da un'unica ragione di vita: "sognre prima e realizzare con passione e dedizione poi".


Grazie Chris.
Speriamo questo sia un'arrivederci.



lunedì 9 maggio 2011

Fumetti al Cubo su mangaforever.net

Oggi vi presentiamo un articolo di mangaforever con intervista ad Angelo Pavone, principale punta dell' "F3 project", apparso su mangaforever.net, sito che si occupa di fumetto a tutto tondo.

Articolo di Armando Perna

Questo numero è dedicato ad un laboratorio di produzione fumettistica che ho scoperto curiosando sul web e che ha subito suscitato il mio interesse.

Sto parlando di Fumetti al Cubo, una realtà giovane, in tutti i sensi, della quale mi ha subito colpito sia lo spirito di libertà che ne orienta la produzione, sia la passione che comunicano gli autori (molti davvero giovani) che di questo progetto fanno parte.

I tre piedi, le tre anime che compongono F3 (Fantascienza, Fantasy e Fantastico) sono la quintessenza del sogno, generi che ontologicamente consentono a chi scrive e disegna, come a chi legge, di spaziare lungo orizzonti di ampissimo respiro, che sono poi quelli di cui il fumetto si nutre.

Il coordinamento e la direzione del laboratorio e della rivista sono dell’ottimo Angelo Pavone, artista ed insegnante, con il quale ho avuto una piacevolissima conversazione telefonica, resa tale da una forte intesa sulle tematiche affrontate e dalla inesauribile passione che ci lega entrambi alla nona arte.

Da quella telefonata è venuta fuori, poco dopo, l’intervista che trovate di seguito.

Armando Perna: F3, ovvero Fumetti al cubo: Fantascienza, Fantasy e Fantastico. Già nelle premesse vi è l‘intento di viaggiare sulle strade del meraviglioso, del magico, della quasi realtà: è questo lo spirito del fumetto?

Angelo Pavone Il duemila come qualcuno ricorderà è stato inaugurato cinematograficamente dall’avvento di due importanti “generi” che hanno evidenziato i due volti di una stessa condizione umana, come veniva determinata dalla dilagante globalizzazione.

Da una parte il genere “pulp” di Q.Tarantino & C. che intendeva anticipare e ritrarre tutto l’orrore che si sarebbe succeduto negli anni a venire (guerre, pandemie, malattie etc). Paure e violenze che la neonata rete network da li a poco avrebbe diffuso nel mondo intero con brutalità di ogni genere, cinismo sociale, apatie di massa, violenze offerte praticamente alla visione di tutti (adulti e bambini).

Dall’altro lato urgeva il bisogno di esorcizzare tale “visione” dei valori umani e cercare nel mondo della fantasia un’alternativa meno traumatica di quella proposta dal pulp e più aperta alla speranza di un futuro migliore. Sarà il momento de “Il signore degli anelli” di P.Jackson, cui farà seguito tutto il genere “fantasy” che concluderà il decennio con Avatar di J.Cameron.

Ciò posto, venendo a noi, stante la tormentata e precaria storia della nostra Isola, forse sarebbe stato scontato percorrere la strada della denuncia, e proporre una sorta di fumetto pulp alla siciliana, invece abbiamo preferito la visione fantasy. La nostra idea era quella di raccontare in tutte le forme più svariate “storie” che al loro interno contenessero problematiche sociali, personali, disagi ma anche pensieri profondi, ricerca del bello, costruzioni grafiche di notevole impatto. Il nostro intento non era quello di creare qualcosa di “nuovo” (anche perché è difficilissimo farlo) ma qualcosa di diverso inserito in un contesto nuovo.

Ci racconti un episodio, un’iniziativa che ritieni sia indicativi dello spirito di F3?

Dal mio incontro con Paolo Montalbano, presidente della Fondazione Marco Montalbano, (costituita in memoria del figlio Marco prematuramente scomparso) e con Nino Rocca, presidente della A.C. “Progetti d’Arte” si concretizzò di dar vita ad una scuola di fumetto. Dopo qualche tempo, pensammo di creare una rivista che desse spazio a tutte le giovani matite che si avvicinavano all’arte (perché di arte si tratta) del fumetto.

L’idea era quella di proporre un genere per nulla praticato in Sicilia: creare una rivista di genere fantastico, e nacque Fumetti al cubo.

Qual è il vostro metodo di lavoro? Da dove nascono le storie?

La libertà è quello che ci contraddistingue. Ogni autore è libero di disegnare quello che desidera, naturalmente nei limiti che noi ci siamo prefissati. Con le tre effe abbiamo voluto aprire le tre porte verso il metafisico. Fantasy come idea di un luogo visionario a metà fra il medioevo, la preistoria e un’epoca mitologica (antico); fantastico come realtà “altra” che si cela dietro la nostra capacità di evadere dalla frenesia contemporanea e che ci apre le porte verso l’ignoto (contemporaneo); infine il fantascientifico, pochissimo utilizzato in Italia, ma che tuttavia in un’epoca tecnologica non si può non farne a meno, poiché in esso possiamo proiettare le nostre aspettative positive e negative verso il futuro. Ogni autore consapevole di questo fatto può a suo piacimento “sublimare” la realtà quotidiana e restituirla sotto forma di fumetto o illustrazione.

Come si è formato il vostro gruppo, che annovera moltissimi giovani autori?

Sono ragazzi e ragazze che hanno partecipato negli anni passati ai corsi di fumetti indetti da “Progetti d’arte”, qualcuno è andato fuori città, altri sono rimasti a Catania. Sono autori che ho seguito da vicino, con cui abbiamo scambiato idee, opinioni, e condiviso lo “spirito” con cui è stata fondata la rivista. Nel futuro la nostra intenzione è quella di estendere anche ad autori internazionali l’invito a partecipare al nostro progetto. Naturalmente sarà fatta sempre una selezione nella scelta dei nostri collaboratori, basata sulla capacità ad esprimere uno stile personale e soprattutto un proprio mondo fantastico. E’ doveroso evidenziare anche un altro elemento che in certo senso ci consolida come “gruppo” e come “individui”. La nostra rivista contiene diverse storie differenti tra loro, per stile, per genere, per tematica, ma in tutte è sempre presente un’icona particolare: un cubo (figura misteriosa ed antichissima) che diventa un elemento (corridoio spazio/temporale simbolico) che unisce tutti i vari mondi come in un’unica storia, e la rivista l’unico mondo possibile (individuo/gruppo/luogo).

Ci vuoi fare qualche nome?

I nomi sono tanti quanti i numerosi ragazzi che hanno frequentato e frequentano la nostra scuola, e che man mano raccontano nella nostra rivista le loro magiche storie.

Ritieni che la realtà editoriale ed il mercato del fumetto sia diversa e più complessa nel sud Italia, dove i “giornaletti” hanno vissuto, più che altrove, grossi pregiudizi?

Sicuramente lo è rispetto al nord Italia che ha avuto storicamente un maggiore sviluppo rispetto al Sud, per antiche ragioni da sempre collegate alla particolare conformazione geografica e alla mancanza di infrastrutture di comunicazione. C’è anche un fattore culturale (provincialismo e diffidenza) che nel sud persiste ancora, ma con i nuovi mezzi di comunicazione di massa e le nuove generazioni, mi auguro, cesserà nel futuro. Credo, tuttavia, che malgrado queste complicanze, nel sud risieda una smisurata capacità creativa e innovativa, espressa da autori che hanno tanto da dire e in tanti modi differenti (pittura, scrittura, cinema, architettura, fumetto etc). Mancano le case editrici, i finanziatori, gli sponsor, le strutture professionali, che spesso sono causa di abbandoni preventivi e repentini della propria città da parte dei fumettisti più promettenti. Tuttavia ritengo, che non sia tanto importante il luogo dove un autore professi la propria vocazione artistica, quanto la persistenza di alcune condizioni primarie: l’assoluta apertura mentale, l’abbandono del provincialismo, il confronto con altre realtà artistiche, l’umiltà e l’autostima di se stessi, e la continua informazione dei movimenti artistici e culturali nel mondo. Oggi tutto questo è possibile, grazie a internet, riviste online, blogs, social net works, chatt, siti, e in ogni caso, l’indispensabile contatto umano.

Cosa ne pensi, in generale, dell’editoria del fumetto italiano e delle sue pubblicazioni?

Nutro fortissimi dubbi sulla sincerità e qualità di alcune pubblicazioni che si trovano nelle fumetterie e librerie. Raramente suscitano in me il desiderio del possesso, poiché, quando sfoglio alcuni fumetti o graphic novel o romanzi disegnati (termini superflui che indicano lo stesso linguaggio), al di là di una fragilità tecnica o inesistente in alcuni casi, temo che la nuova generazione abbia frainteso notevolmente il termine “professionale”.

Io penso che molti autori abbiano più il desiderio di “esibire” il proprio manufatto anziché caricarlo della propria ”anima”, di ciò di cui sono profondamente convinti. Forse tutto questo accade perché alla base c’è un’erronea educazione al concetto di creazione artistica. Temo sia un riflesso del “vuoto” che le nostre società allo stesso tempo ricche e fragili, infondono agli ignari consumatori, in buona misura privi di coscienza analitica, illudendoli quasi, che non possa esistere un “futuro plausibile”, ma solo un presente immediato e consumabile.

Esiste poi tutta la fascia del fumetto commerciale, che personalmente non consumo, ma che indubbiamente rappresenta una valida possibilità professionale per chi vuole vivere di questo mestiere. Purtroppo anche il fumetto commerciale italiano ha subìto gravissime perdite di fruitori, poiché la potente macchina nipponica e americana ha praticamente assorbito tutti i generi, e tutti i supporti di intrattenimento (fumetti, cartoni animati, videogiochi, etc). Anche il fumetto storico commerciale italiano nel futuro vivrà tempi difficili, e con esso anche i suoi autori.

Da autore ed insegnante, che consigli dai agli esordienti?

Da autore dico: devono seguire corsi di disegno e di perfezionamento, leggere fumetti di tanti generi e stili, confrontarsi con altri autori soprattutto più bravi, essere umili e avere la consapevolezza che la perfezione è il loro obiettivo.

Non accontentarsi del primo lavoro ma se è il caso ridisegnare l’intera storia, ed infine (che poi è la cosa più importante) credere in quello che si fa e dedicarcisi con passione. Non devono farsi sedurre dal facile successo o dal vuoto apparire, ma confidare che questa passione possa trasformarsi in professione e quindi in remunerativo lavoro.

Come insegnante suggerisco di seguire parallelamente al proprio lavoro personale, corsi di laurea (breve o lunga) presso scuole secondarie superiori, o all’accademia di belle arti (qualsiasi corso), così da acquisire in futuro titoli riconosciuti a livello europeo, e quindi potere “spendere”,all’occasione, una professione valida.

Quanto sono importanti i nuovi media nel fumetto? Credi che si abbandonerà mai la carta?

Come accennavo prima i nuovi media sono utilissimi se non addirittura indispensabili, e credo che in futuro saranno ancora più complessi, invaderanno tutti i linguaggi creativi, e richiederanno dagli artisti tradizionali nuove competenze informatiche.

Oggi il computer è divenuto il tavolo da disegno e il file la tavola a fumetti: tutto in una forma puramente “virtuale”, una mera illusione visiva e mentale.

Quello che sta accadendo con la musica (ormai si vendono nei vari store online gli mp3 insieme ai film e videogiochi) sta coinvolgendo anche il fumetto, impegnato a percorrere la stessa strada (web e il recentissimo ipad). Personalmente pur sentendomi molto vicino a questi nuovi media, credo che almeno per il futuro immediato persisteranno due canali, quello cartaceo (classico) e quello online (contemporaneo).

E’ probabile che in futuro spariranno le produzioni cartacee di massa a favore di file consumabili e poco ingombranti (usa e getta), e forse, un po’ come accadde con i manoscritti del medioevo, il fumetto stampato su carta diventerà un oggetto di culto custodito in qualche museo d’arte antica.

Quest’anno ci sarà il primo Etna Comics, come giudichi questa iniziativa? Quale sarà il vostro contributo?

Sicuramente è l’evento che aspettavo da anni, ed esso è giunto subito dopo la nostra esperienza con la rivista. Come autore che opera a Catania, sono contento che anche la nostra città abbia aperto le porte a questo genere di manifestazione. Noi come partners ed io come autore (poiché mi è stato affidato il disegno della locandina ufficiale) siamo fiduciosi che questo evento lascerà un segno in Sicilia. Abbiamo anche organizzato per l’occasione un numero speciale di “Fumetti al cubo” in collaborazione con “Etna Comics”, un concorso chiamato “wannabe cartoonist” dove i vincitori vedranno pubblicate le loro storie nella nostra rivista. Il bando è scaricabile dal sito www.etnacomics.com , oppure nel nostro blog, sito e anche su facebook. Questa iniziativa io credo possa costituire una buona occasione per un interscambio culturale fra tutti i fumettisti e gli amanti del fumetti.

lunedì 21 marzo 2011

Intervista ad Alessio Maggioni

Oggi vi proponiamo la prima parte dell’intervista ad Alessio Maggioni, il disegnatore che ha realizzato i ritratti che potete ammirare tra le cartoline da spedire nel sito e nella pagina dei personaggi.

Ciao Alessio. La prima domanda che voglio farti è la stessa che ho rivolto ai lettori del blog: qual è il tuo personaggio preferito tra quelli di Vango?

Mi piace Zefiro, il monaco pirata, personaggio degno di un film western! (Tra l’altro mi ricorda un altro personaggio, molto più pirata che monaco, un amico/nemico di Corto Maltese, le cui storie sono una specie di bibbia per tutti i disegnatori di fumetti.)

E quale ti ha più divertito disegnare?

Direi la Talpa. È l’ultimo che ho realizzato, forse quello che contiene più elementi del mio stile, in particolare quelle pennellate libere a sinistra, che evocano senza descriverla un’ambientazione… e poi c’è il gatto! A me piace moltissimo disegnare animali.

Cosa si prova a dare un volto ai personaggi di un libro? Come arriva l’ispirazione?

In realtà quando leggo per conto mio non mi sovvengono immagini molto definite; altri disegni che mi sono stati ispirati direttamente da racconti sono più sull’astratto.
In questo caso ho lavorato nel modo più ovvio: cercando nel libro le varie descrizioni e rimanendo aderente ad esse. Attraverso alcuni episodi e dialoghi ho studiato anche il carattere dei personaggi, che nel disegno si rivela attraverso le espressioni e la mimica.

Toglimi un dubbio, ho notato una certa somiglianza tra Zefiro e de Fombelle… non è che l’hai usato come modello?

Eh, eh, una pura coincidenza!
O no? Segreto!

Conoscevi già i libri di de Fombelle?

No, veramente non ho mai frequentato granché la letteratura avventurosa, sono cresciuto invece con i romanzi di fantascienza. Comunque de Fombelle ha più o meno la mia età… quand’ero ragazzo io era ragazzo anche lui.

Quando hai iniziato a disegnare? Hai frequentato delle scuole?

Ho scoperto il disegno piuttosto tardi, pensa che prima studiavo matematica. Per qualche anno ho preso lezioni da un’artista catanese, Loredana Catania, che mi ha insegnato i fondamenti. Poi mi sono iscritto alla Scuola di Fumetto catanese patrocinata dalla Fondazione Montalbano, e qui mi sono specializzato nelle tecniche con l’inchiostro di china.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Non sono un tipo molto pianificatore; vorrei avvicinarmi all’editoria per ragazzi, ultimamente ho realizzato delle illustrazioni in questo senso, e visiterò la fiera di Bologna a fine marzo. Intanto lavoro su delle storie a fumetti per una rivista realizzata da un gruppeto di autori catanesi, si chiama Fumetti al Cubo. Ah, a breve partirà un blog chiamato STOP THE MONKEY dove pubblicherò delle storie di fantascienza ambientate in un futuro dove la cultura è messa al bando. Un po’ sono ispirate a Orwell, un po’ al presente.

Dove possiamo vedere i tuoi lavori?

Se non volete venire a trovarmi a casa mia potete visitare il mio sito: albabet; altri disegni e anche storie a fumetti sono sul sito e sul blog della rivista di cui sopra: www.fumettialcubo.com www.fumettialcubo.blogspot.com.

Prima di salutarci, vuoi dire qualcosa ai lettori del blog?

Ai giovani lettori del blog mi permetto di dare un consiglio, antiquato ma sempre valido: non trascurate la lettura dei buoni vecchi libri, che possono regalare momenti di autentica felicità a chi sa immergersi nella fantasia.

max



tratto dal sito leavventuredivango.it
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