venerdì 28 ottobre 2011

Gli autori di Fumetti al cubo!

Ciao a tutti.

Dalle mani e la mente della nostra carissima Laura Grasso, grafica e cratrice dei bellissimi oggetti che trovate qui (lgcbijouxandmore), di seguito vedrete realizzate delle mini schede di tutti gli autori di F3. Così adesso sapete come siamo fatti e saprete con chi prendervela se ci doveste incontrare in fila alla posta o dal salumiere.









mercoledì 26 ottobre 2011

CHARLES HOY FORT FRA SCIENZA E PARANORMALE MA CON UMORISMO

  Di Stefano Panizza  
Questo ricercatore americano (1874-1932) fu persona di grande saggezza e spirito, un autentico pungolo per la scienza ortodossa, che scrisse libri affascinanti dalla lettura imprescindibile per chi è attratto dal misterioso e dall’insolito. Visse a New York, non uscendo mai da casa se non per recarsi alla Biblioteca Municipale dove consultò una grande quantità di giornali, riviste e annali di tutti gli Stati  e di tutte le epoche. Fino a trentaquattro anni, figlio di droghieri, aveva vivacchiato grazie ad un mediocre talento di giornalista ed una certa abilità di imbalsamare le farfalle. Morti i genitori e venduta la libreria, si era assicurato piccole rendite che gli permisero finalmente di abbandonarsi esclusivamente alla sua passione: accumulare appunti su fatti inverosimili e tuttavia accertati. Accumulò venticinquemila annotazioni ordinate in scatole di cartone. Si trattava di fatti che appena menzionati erano ricaduti nella botola dell’indifferenza. Fatti, tuttavia. In anni di studio intensissimo si preparò ad imparare tutte le arti e tutte le scienze, in un lavoro gigantesco.  Principi, formule, leggi, fenomeni furono assimilati nella Biblioteca di New York, al British Museum e grazie ad un' enorme corrispondenza con le più grandi biblioteche e librerie del mondo. Le annotazioni divennero quarantamila, ripartite in milletrecento sezioni, scritte a matita, su cartoncini in un linguaggio stenografico di sua invenzione. Fort scrisse molto a proposito di ranocchie e di pesci che cadono dal cielo e alla fine formulò la stravagante teoria del “Mare aereo dei Sargassi“,  secondo cui gli oggetti sollevati dalla superficie della terra e trasportati fino a quella zona sono trattenuti là sopra, come sospesi, fino a quando vengono scrollati giù dai temporali. Fort concepì anche la teoria del “teletrasporto” che spiegherebbe come determinati oggetti arrivino in luoghi nei quali, in condizioni normali, non dovrebbero esserci. Secondo la sua ipotesi il “teletrasporto” sarebbe una specie di meccanismo naturale per la propagazione di specie animali e le cadute anomale erano dovute al malfunzionamento di questo meccanismo. Per la loro tradizionale “forma mentis” gli scienziati ufficiali tendono a respingere le storie di strani oggetti che cadono, liquidandole come burle o vere e proprie falsità. E se qualche scienziato ortodosso se ne occupa seriamente, di solito tira in ballo condizioni atmosferiche eccezionali, come le trombe d’aria che, come è noto, possono sollevare e far ricadere anche animali grossi come buoi. Ma questa è una spiegazione tutt’altro che esauriente, visto che spesso vengono segnalate cadute di oggetti insoliti in giornate del tutto serene. E nemmeno le trombe marine, che secondo gli scienziati solleverebbero animali marini e li farebbero precipitare sulla terraferma, chiariscono questi eventi. Queste, infatti, in genere non riescono ad arrivare molto all’interno della terraferma per scaricare pesce fresco sulle pianure; per lo meno non è mai stato rilevato un caso simile. La verità è che piogge di rane e di pesci si sono verificate sempre nel corso dei secoli e sono state puntualmente registrate. Fort annotò una casistica infinita di eventi strani. Citiamone solo alcuni. Pioggia rossa su Blankenberg il 2 novembre 1819, pioggia di fango in Tasmania il 14 novembre 1902, sfere di fuoco, impronte di un animale favoloso nel Devonshire, dischi volanti, impronte di ventose su montagne, macchine nel cielo, capricci di comete, strane sparizioni, cataclismi inspiegabili, iscrizioni su meteoriti, neve nera, lune blu, soli verdi, temporali di sangue. Inoltre esseri alati a ottomila metri nel cielo di Palermo il 30 novembre 1880, ruote luminose nel mare, piogge di zolfo, di carne, resti di giganti in Scozia, bare di piccoli esseri venuti da altrove fra le rocce di Edinburgo, pietre cadute in una stanza senza aver bucato il soffitto e con le finestre chiuse, asce di pietra che si abbatterono su Sumatra….etc. La conoscenza scientifica, diceva, non è oggettiva. Si respinge una quantità di fatti perché disturberebbero i ragionamenti prestabiliti. Viviamo in un regime di inquisizione in cui l’arma più frequentemente impiegata contro la realtà non conformista è il disprezzo accompagnato dallo scherno. In tali condizioni, sosteneva, la conoscenza non era altro che “ignoranza circondata dal riso”. Il fatto che possano esistere nell’Universo immensi campi dell’Ignoto turba sgradevolmente gli uomini. Ma dobbiamo dubitare di tutto, salvo che dei fatti. Dei fatti non scelti, così come si presentano, nobili o no, bastardi o puri, coi loro cortei di bizzarrie e le loro concomitanze incongrue. Non respingere nulla del reale perché una scienza futura scoprirà relazioni sconosciute tra i fatti che ci sembrano senza rapporto. “Io mi sento come un tafano” diceva “che irrita il cuoio della conoscenza per impedirle di dormire.” Non vuole una scienza esclusionista che rifiuta il reale solo perché è fantastico. La scienza isola i fenomeni e le cose per osservarli. La grande idea di Fort è che niente è isolabile. Ogni cosa isolata cessa di esistere. E la maggior parte delle cose vive in stati intermedi. Ad esempio tra il vivere e il morire ci sono altre fasi, come in cui un individuo non vive ma semplicemente si impedisce di morire. Lo studioso concepisce le cose come occupanti dei gradi, delle tappe nel percorso di conoscenza di un fenomeno. Non dobbiamo scegliere un fatto perché lascia tranquilla la ragione, ma considerare anche i fatti inquietanti perché sono tutti sfaccettature di non stesso accadimento. Non sono importanti solo gli avvenimenti, ma soprattutto i rapporti fra di loro. C’è un’ unità che sta sotto a tutte le cose e a tutti i fenomeni. Ma Charles Fort non è un ingenuo. Non crede a tutto. Nella sua ricerca sistematica sui fatti respinti si sforza di verificarli uno per uno con informazioni attinte a fonti diverse.    Questo lavoro enciclopedico si concretizza con la sua prima opera, “Il Libro dei Dannati”, pubblicato a New York nel 1919 che produce una rivoluzione negli ambienti intellettuali.  Successivamente, nel 1923, pubblicò “Terre nuove”. Dopo la sua morte apparvero nel 1931 “Lo!” e “Talenti selvaggi” nel 1932. Le doti di Charles Fort affascinarono un gruppo di scrittori americani che decisero di continuare, in suo onore, l’attacco che egli aveva sferrato contro gli onnipotenti sacerdoti del nuovo dio: la Scienza, e contro tutte le forme di dogma. Con questo intento fu fondata la Società Charles Fort, il 26 gennaio 1931. Le innumerevoli annotazioni che egli aveva raccolto nelle biblioteche di tutto il mondo, usufruendo di una corrispondenza internazionale, furono da questa ereditate alla sua morte. Essi costituiscono oggi il nucleo degli archivi della società che si arricchiscono ogni giorno grazie al contributo dei membri di quarantanove paesi, senza contare gli Stati Uniti, l’Alaska e le isole Hawaii. La società pubblica una rivista trimestrale “Doubt” (il Dubbio). Fort è stato un maestro, un precursore di tutti coloro che successivamente si sono occupati di tematiche misteriose ( ufologia, parapsicologia etc.). Per questo, pur essendo stato un personaggio importante del suo tempo, e’ un qualcosa fuori dal tempo e valido per tutti i tempi. Molti dei fatti da lui citati continuano ad accadere oggigiorno anche se spesso ignorati o derisi dai giornali e dalla televisione. L’insegnamento che bisogna trarre dai suoi scritti è che dobbiamo continuamente pensare, chiedere, chiedersi, indagare sui fenomeni, non accontentandoci delle soluzioni, spesso di comodo, che ci vengono fornite. Anche il suo rigore scientifico va preso da esempio. Nessuno lo dice ma la grande maggioranza delle sue informazioni “anomale” le ha ricavate dagli stessi testi e pubblicazioni accademiche che poi frettolosamente la Scienza ha messo nel dimenticatoio. Ricordiamoci di ciò che disse una volta Charles Fort: “la verità è spesso molto più strana della fantasia”.  

venerdì 21 ottobre 2011

Armi Psicotroniche e Bio-ingegneria

"Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia."

Arthur Charles Clarke

Non aggiungerò commenti; vi invito solo a visionare, o meglio ascoltare questi due video tratti da una conferenza sulle armi psicotroniche. Convincetevi che sia solo fantascienza non risolverà il quesito; dopotutto, nel 1920 le videochiamate erano solo pura fantasia.

Buona visione.


Riflettiamo.

mercoledì 19 ottobre 2011

Saw con i supereroi...?

Prendete il solito cliché del supercattivo che tiene in ostaggio degli onesti cittadini costringendo il supertizio di turno a superare una serie di prove assurde nel tentativo di liberarli. Trasportatelo nel mondo reale, con gente che vestita da supereroe sembra un po' ridicola, metteteci uno Zio Sam pazzoide, il papà di Dexter e un pò di musica "trishte" che fa tanto film da festival di cinema indipendente.
Mescolate il tutto e avrete VS, o almeno il trailer di VS, e sì, è un film da festival di cinema indipendente.
In molti siti è già stato definito un "Saw con i supereroi", ma sinceramente io non vedo tutte queste somiglianze e io i Saw li ho visti, tipo, solo il primo, poi sono rimasto scandalizzato dalla mancanza di coerenza e continuity della pellicola, cioè Cary Elwes, che ha battuto in arguzia il genio criminale Vizzini, non può farsi fregare in quella maniera lì, dai...
Comunque, trailer qua sotto.


giovedì 13 ottobre 2011

martedì 11 ottobre 2011

E se Steve Jobs fosse nato a Napoli?

Siamo in un paese dove tutto appare "difficile"! 
Tutte le idee e le migliori volontà  tendono a spegnersi nella disattenzione e nell'ignoranza che c'invade tutt'intorno. Che cosa accadrebbe quindi se uno dei grandi uomini ( e donne s'intende) della storia di questi ultimi decenni nascesse nel bel paese? Come si svilupperebbero gli eventi se il mondo o il fato lo avesse scagliato dritto nel paese dove tutto tende a complicarsi e sopratutto dove i giovani tendono ad avere sempre meno spazio per sognare il proprio futuro? 
Divertissement del blogger Antonio Menna: «Burocrazia, invidie e camorra, la Apple qui non sarebbe mai sorta»

Cosa c'entra con la fantasia? Molto, dato che si tratta di un'atto fantasioso di simulazione socio-politica o fanta-sociologica, una sorta di interessante retroingegneria di ingranaggi del fato posizionati in un contesto differente, E SEPPUR SI TRATTI DI SIMULAZIONE, si dimostra come profonda sia la voragine che nel nostro paese inghiotte quei geni che porterebbero con orgoglio il nome del nostro paese in giro per il mondo.


Buona lettura.


NAPOLI - Se Steve Jobs, guru dell'elettronica scomparso la settimana scorsa, fosse nato a Napoli? Beh, forse sarebbe diventato ugualmente un maestro del settore, con un pizzico (?) di fatica in più. Oppure, niente: condannato alla disoccupazione eterna o a fare un altro mestiere. A riscrivere la storia del fondatore della Apple in salsa partenopeo è il blogger Antonio Menna. Che sul suo blog immagina che Jobs si chiami «Stefano Lavori» (la traduzione letterale del nome in italiano). Steve-Stefano, scrive Menna, «ha un amico che si chiama Stefano Vozzini», un probabile alter ego di Bill Gates. Ai due smanettoni viene un'idea geniale: un computer innovativo ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. «Si mettono nel garage - si legge nel racconto di Menna - e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi. Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare».

IN BANCA - «Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale».

ARRIVANO I VIGILI: MULTA SALATISSIMA- «I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”. I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto».

LE MAZZETTE - Menna a questo punto descrive la trafila che lo Steve Jobs e il Bill Gates napoletani sono costretti a subire, mazzetta dopo mazzetta, per tenere buoni i «controllori» della legalità. Finanza, ispettorato del Lavoro, ufficio Igiene.
Antonio Menna
Antonio Menna

DAL COMMERCIALISTA - I soldi in cassa finiscono. Però il computer piace, i primi acquirenti chiamano entusiasti. Ma dove prendere i soldi? «Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete un'idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi (...) Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”».

IL PIZZO LA CAMORRA - I due, scoraggiati, decidono comunque di andare avanti. Chiedono soldi pure ai genitori. «All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare. Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”. Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro. Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”. I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti».

LA TRISTE MORALE FINALE - Morale della storia, secondo il blogger: «La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più».

domenica 9 ottobre 2011

Pronta la caccia ai pre-criminali

Gli Stati Uniti sono pronti a introdurre il concetto di pre-crimininale nella lotta senza confine per la sicurezza pubblica. Non ci sono ancora arrivati, ma la tecnologia è già stata testata su alcuni volontari, sottoposti a uno screening per capire se potessero avere intenzione di fare qualcosa di male. In pratica, Minority Report non era un film di fantascienza, ma prevedeva uno scenario forse non troppo lontano. Avevo già parlato della volontà degli Stati Uniti di controllare le persone attraverso social network e affini in un'intervista a Barrett Brown, ex portavoce di Anonymous e una sorta di nuovo Assange. Ecco però cosa stanno progettando ora oltre oceano. In sostanza, come racconta Cnet che ha avuto in esclusiva un documento della Homeland Security, l'obiettivo apparente è quello di introdurre una tecnologia in grado di predire se siamo nello stato d'animo di compiere azioni criminali semplicemente scansionandoci come già oggi avviene all'aeroporto. Il test portato avanti dal dipartimento di Sicurezza si è svolto raccogliendo video, audio e misurazioni psico-fisiologiche dai dipendente in maniera non intrusiva.
Il progetto si chiama FAST, acronimo di Future Attribute Screening Technology e sul sito dell'Epic (Electronic Privacy Information Center) puoi approfondire il tema. In sostanza, per predire le volontà criminali vengono prese in considerazione, fra le altre cose, movimenti del corpo, cambi di tono e ritmo della voce, movimenti degli occhi, cambiamenti di temperatura corporea e modello di respirazione, battito degli occhi e cambio di colore delle pupille, oltre a età e lavoro del soggetto preso in esame.
Un test su larga scala è stato già compiuto in una strada di una sconosciuta città americana, paragonabile a un aeroporto. Il sistema non avrebbe archiviato dati sensibili degli scansionati, benché in grado di farlo.
tratto da http://comunitadigitali.blogosfere.it
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