lunedì 20 aprile 2009

Federica Giaconia, il lato dark del fumetto Catanese

di Plato

Federica Giaconia, creatura graziosa e difficile da decifrare chiaramente. Artista poliedrica capace di un gusto profondo verso un’estetica ed una grazia delle forme che travalica il semplice fumetto disegnato, cosa che spesso la porta a realizzare altre forme d’arte con la stessa forza espressiva e con la medesima limpidità del tratto.


Anche lei membro del club del fumetto di Catania da molti anni, presente ma silenziosa, si è sempre contraddistinta per il suo stile accattivante e filonipponico che nelle sue mani diventa una forma di fumetto tutta catanese: espressione di un gusto tenebroso e gotico, misto horror soft dove, fra

affascinanti vampiri, deliziose e giovani pulzelle nell'ombra di una chiesa sconsacrata, culti satanici solo nell'apparenza pericolosi e magia sommessa pronunciata nelle notti di luna piena, sulla tavola infine si tramutano in un'equilibrata rappresentazione fumettistica personale di un gotico tutto nostrano.

Anche lei autrice di questonumero zero di fumetti al cubo, con il suo tratto già ben conosciuto nella città natale della rivista, ci regala una breve ed onirica prova di abilità e sensualità delle forme.

Credi chè il fumetto sia per il modo migliore di esprimere la tua creatività?

Mi sono innamorata del fumetto sin da piccolina, quando cercavo di ridisegnare i fumetti che leggevo, per poter cambiare la storia, trasformarla come piaceva a me...diciamo che quello che amo del fumetto è il poter scappare dalla realtà, in un mondo tutto mio...e poter addirittura crearla, e questo è bellissimo, perchè quello che penso,quello che vorrei, quello che non ho, diventa davvero reale!


Autori preferiti?

Mi piace un pò tutto in effetti, perchè in ognuno c'è sempre qualcosa che mi interessa...i miei preferiti sono Frank Miller ed Enki Bilal.


Come sarebbe il tuo capolavoro fumettistico se potessi crearlo domani?

Veramente non mi viene in mente qualcosa in particolare...però sicuramente una bellissima storia gothic, con demoni e vampiri!!

Quant’è importante per te la letteratura disegnata, e ti condiziona il fatto di essere anche un lettore?

Sicuramente è importantissima...ho bisogno di almeno una "mega-dose" mensile di fumetti al mese da leggere (italiani,americani,manga...) e ovviamente da disegnare!


Credi che la crisi del fumetto in Italia sia finito?

Non so cosa serva al fumetto oggi, credo, però, che sia un linguaggio completo. Credo che il problema sia la “gente” e la mentalità catanese, oltre che nazionale...credo che quello che manchi al fumetto italiano sia una cultura del fumetto...e questa non è facile da "inventare" purtroppo.


Anche tu collabori da oltre 10 anni con la compagnia di Fumetti al cubo. Com’è cominciata?

Ci siamo conosciuti grazie ai corsi di fumetto organizzati dalla Fondazione Marco Montalbano e dalla Galleria Progetti d'Arte, molti anni fa, infatti. A Catania sono davvero in pochi a cercare di portare avanti il fumetto seriamente, ed è stata una fortuna conoscerli, perchè mi hanno fatto sperare di nuovo che anche nella nostra città possa nascere qualcosa...

Dove è nato il soggetto della tua storia?

Da una mia passione per i "personaggi cattivi" delle leggende e delle mitologie, che trovo molto più interessanti dei soliti "eroi buoni e perfetti"!

La tue tavole sono talmente oniriche da avere un’atmosfera completamente fantastica e quasi fuori dal mondo; ma cosa è secondo te il fantastico nella narrativa contemporanea?

Io credo che sia semplicemente un'evasione, una fuga, in mondi sicuramente migliori del nostro...queste storie fantastiche ci "ricaricano" e ci fanno sembrare tutto più bello, anche la realtà.


A quali progetti stai lavorando adesso?

Sto lavorando a due progetti,a cui tengo molto: uno scritto da una mia cara amica, e un altro "multimediale" che sarà anche la mia tesi...il tutto nei ritagli di tempo tra lezioni ed esami!

giovedì 16 aprile 2009

Fabio Grasso, il bisogno indispensabile del fantastico

di Plato

Artisti si nasce? Ci si diventa?

Chissà dove sta la verità; ma tant’è che Fabio Grasso, classe ‘72, senza nulla togliere ad altri dotatissimi autori catanesi e non, l’illustrazione ed il fumetto c’è l’ha dentro fin dalla tenera età.

Assieme al fratello Silvio ( quando si dice avere l’arte nel sangue! ndr) è già artefice di numerose opere illustrative in giro per la città, piccole pubblicazioni regionali che ne hanno mostrato però una grande forza espressiva. Fabio è animato da una forza silenziosa ed estremamente creativa, vulcanicità che si esprime soprattutto nelle sue illustrative e suggestive tavole a fumetti, opera di ore di meticoloso impegno certosino. Arte certamente di stampo europeo, se proprio vogliamo dare una provenienza del suo stile, ma piena anch’essa di centinaia di influenze e miscugli stilistici che ne forgiano uno ancora più accattivante e caldo.

Da dove nasce la tua passione per il fumetto?

Penso che la mia prima necessità è stata quella di rappresentare le mie emozioni attraverso delle immagini, agli inizi non necessariamente attraverso il fumetto. E anche a tutt’oggi non mi considero un fumettista alla maniera tradizionale, ma piuttosto un fumettista “difettoso”. Infatti spesso torno diverse volte sulla stessa immagine prima di riuscire a trovare la forma definitiva. E così i miei tempi di realizzazione risultano molto più lunghi. Ciò nondimeno il fumetto resta la forma d’arte che più si presta al mio modo di esprimermi.


Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Nell’arco della mia vita si sono succeduti diversi autori con il maturare del mio stile, ma quelli che hanno influenzato maggiormente il mio stile sono: Alfredo Alcalà (autore di molti albi di “Conan la spada selvaggia”), più recentemente Takehiko Inoue ( autore di “vagabond”), kentaro Miura ( autore di “berserk”), e nostrani come Milo Manara e frezzato.


Qual' è la storia a fumetti o il romanzo che avresti voluto creare?

Sicuramente una grande storia di avventura. Di certo ne esistono già di fantastiche come ad esempio “il signore degli anelli”, ma mi piacerebbe realizzarne una che non è ancora stata pensata.


Cosa pensi del fumetto in Italia e cosa credi che serva al fumetto che non sia ancora stato inventato?

Per quanto riguarda il fumetto italiano, penso che sia, o troppo ingessato nei canoni del fumetto bonelliano e comunque troppo bloccato in determinati generi. E forse anche un po’ troppo condizionato dalla mentalità di noi italiani.

Per quanto riguardo ciò che possa servire a migliorare il fumetto no so, forse una maggiore compenetrazione con le altre arti, ad esempio il cinema. Magari se un domani si potesse fondere nel fumetto i suoni alle immagini, ma potremmo dire in generale tutto ciò che possa contribuire a rendere il fumetto un esperienza più coinvolgente.

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Come è cominciata la collaborazione con la compagnia di fumetto al cubo?

Come un po’ tutti grazie alla fondazione M. Montalbano e alla galleria Progetti D’Arte.


Dove è nato il soggetto della tua storia?

Generalmente non sono io che cerco le storie ma le storie a cercare me. Come una nuvola confusa , a poco a poco si definisce, si smussa, si plasma sino a divenire il racconto definitivo.


Visto che il fantasy per te è divenuto quasi un linguaggio naturale, Quali sono oggi le difficoltà di accostarsi a questo genere di storie?

Al di là del fatto che oggi la crudezza sembri essere l’unico interesse dei media. Ritengo che in qualche modo anche nel passato, magari in altre forme, la crudeltà della vita sia sempre stata attuale. Ed è sempre stato lo spunto perché il fantasy si affermasse. Non solo come fuga dalla realtà ma anche come maniera per sublimare la crudezza della realtà. Perciò penso che oggi ci sia un maggiore bisogno di fantasia.

Hai in lavorazione altre opere?

In realtà ho molti progetti. Ma non avendo molte possibilità di pubblicare manca la spinta a realizzarli. E’ una fortuna che ci siano iniziative come Fumetti al cubo che danno spazio ad autori come me che hanno solo voglia di raccontare e far sognare la gente di ogni età.

La radice del fantastico

di Plato
In senso lato si può iniziare a parlare di letteratura fantastica o di fantasia sin dall'alba dell'uomo, in cui si recitavano versi propiziatori di carattere sacro o epico. I primi drammi, i cui personaggi erano maschere di divinità che si affrontavano tra loro sarebbero nati in questo modo.


Oggi si parla di fantastico solo con la fiaba e la favola: in origine erano racconti per lo più dell'orrore fruibili quasi esclusivamente dagli adulti, per il fatto stesso che, a differenza dei bambini, la loro fantasia doveva essere stuzzicata. Col tempo questi sono diventati generi per l'infanzia, ma i primi racconti e leggende su mostri, orrori indicibili, fantasmi e quant'altro sono ancora oggi considerati classici del genere fantastico.

Il fantastico è capace di evocare nel lettore scene irreali rendendole credibili dal punto di vista mimetico, anche se il narratore esprime incertezze su quello che vede o sente, l'effetto di angoscia, timore è creato dal voluto stato di sospensione tra reale e soprannaturale, realtà e sogno mai irrisolto. Al contrario, nella favola o nel mito l'orco e il drago non spaventano più di tanto anche perché il contesto in cui appare non è plausibile almeno per il lettore adulto: castelli sulle nuvole, pianeti o continenti immaginari popolati da nani, streghe e giganti, rivelano apertamente la natura deliberatamente fittizia della storia, dove i personaggi stessi non sembrano fatti di carne e ossa. Todorov classifica le favole nel meraviglioso, quello che solitamente chiamiamo il fantasy.

Nel fantastico l'effetto consiste invece nella sorpresa: è l'irruzione nel mondo reale di qualcosa che non vi appartiene, e l'effetto è perturbante. L'intervento del soprannaturale è credibile, ma sempre dato come possibile o probabile perché il narratore adduce prima o poi dei piccoli indizi.

I fumetti, assieme al cinema alla letteratura oggi, ispirandosi l’uno con l’altro rendono questo immenso e caleidoscopico mondo mentale pieno di rinnovati confini, estendendo la già folta schiera di opere antiche e moderne che nella denominazione del solo apparentemente banale genere “fantastico” in cui trovano dimora e che invece nasconde le paure ed i sogni umani fin dall’alba dei tempi.

Questa è solo una porta, una delle migliaia di porte che dal nostro mondo che vanno verso questo “fantastico” ma reale piano d'esistenza e che diviene fuga e rifugio da una società che spesso ci delude e che molte volte è più meravigliosa di quello che crediamo, poiché capace di generare sogni meravigliosi e terribili incubi.
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