lunedì 22 marzo 2010

Da noi, attraverso i rami, fino al cielo.

Nell’antica cultura del popola Gawa, nel sud dell’Eastir centrale, ad ovest di quella che oggi è più comunemente chiamata Northwalmir c’è una pratica quasi del tutto scomparsa dai tempi della colonizzazione inglese, denominata semplicemente il wa hi. Quante pratiche nel tempo di questo mondo sono andate scomparse, quanti rituali pieni di vita e di potere perdute per sempre, importanti e fondamentali solo se lo erano per il praticante, che con la propria volontà e la propria mente donavano potere e forza creatrice a quell’atto?Di questa pratica lessi la prima volta in un vecchio libro di storia antica di uno dei miei 3 nonni, non ricordo quale dei tre però. I Gawa, seppellivano i loro morti tra le radici degli alberi più anziani delle foreste che accoglievano il loro popolo. Il loro credo, voleva che l’anima del defunto venisse raccolta dalle materne radici e accompagnata fino al tronco e attraverso i rami, fino al cielo; come se lo spirito di ognuno avesse bisogno di essere accompagnato dalle fronde dell’albero per giungere fino al creatore, accompagnato magari dal vento. E sapete una cosa? A me piace questa cosa; davvero tanto.
In qualche maniera è accaduto questo il 22 Marzo 2010 all’interno della sede della Fondazione Marco Montalbano, fra i suoi giardini. Amici più o meno antichi di Paolo Montalbano, padre di Marco, si sono riuniti in onore di entrambi non a seppellirli tra le radici di un albero, cosa purtroppo avvenuta nel tempo che abbiamo già alle spalle, ma a piantarlo quest’albero, in loro onore, in onore alla loro vita ed ai frutti che questa ha dato; accompagnando fino a noi il loro ricordo e le loro speranze che silenziose si realizzano una dopo l'altra anche oltre loro..

Ad un anno dalla Prematura Partenza di Paolo La moglie ed il fratello hanno voluto così ricordarlo, con la partecipazione di tutti, assenti compresi, che con il cuore hanno applaudito a questo gesto di vita, pieno di significati che a stento riusciamo a raccogliere con le nostre menti spesso troppo confuse.Senza voler aggiungere troppo a quello che è avvenuto alla festa alla vita di due persone che così tanti hanno influenzato con il suono ed il colore del loro vivere e che tanto li hanno amati.

Mi limito a dedicare solo un pensiero a quell’albero, che da adesso farà da ponte, forse, tra il cielo e la terra per tutti coloro che vorranno dedicare un minuto dei loro pensieri a Paolo e Marco, e che accompagnerà tutte le volte che lo vorranno, aiutati dal vento magari, i loro spiriti, dal cielo fino a noi.
matreus

2 commenti:

  1. I frutti di quell'albero sono, virtualmente, già maturati. Alcuni se ne sono già nutriti e li porgono ad altri, perchè ne assaggino anche loro il dolce sapore.

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  2. Bruno Elleschi23 marzo 2010 14:39

    La dolcezza di certi frutti la si puo giudicare solo quando l'hai già donati ad altri; solo allora il loro gusto diviene più intenso.

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