giovedì 16 aprile 2009

Fabio Grasso, il bisogno indispensabile del fantastico

di Plato

Artisti si nasce? Ci si diventa?

Chissà dove sta la verità; ma tant’è che Fabio Grasso, classe ‘72, senza nulla togliere ad altri dotatissimi autori catanesi e non, l’illustrazione ed il fumetto c’è l’ha dentro fin dalla tenera età.

Assieme al fratello Silvio ( quando si dice avere l’arte nel sangue! ndr) è già artefice di numerose opere illustrative in giro per la città, piccole pubblicazioni regionali che ne hanno mostrato però una grande forza espressiva. Fabio è animato da una forza silenziosa ed estremamente creativa, vulcanicità che si esprime soprattutto nelle sue illustrative e suggestive tavole a fumetti, opera di ore di meticoloso impegno certosino. Arte certamente di stampo europeo, se proprio vogliamo dare una provenienza del suo stile, ma piena anch’essa di centinaia di influenze e miscugli stilistici che ne forgiano uno ancora più accattivante e caldo.

Da dove nasce la tua passione per il fumetto?

Penso che la mia prima necessità è stata quella di rappresentare le mie emozioni attraverso delle immagini, agli inizi non necessariamente attraverso il fumetto. E anche a tutt’oggi non mi considero un fumettista alla maniera tradizionale, ma piuttosto un fumettista “difettoso”. Infatti spesso torno diverse volte sulla stessa immagine prima di riuscire a trovare la forma definitiva. E così i miei tempi di realizzazione risultano molto più lunghi. Ciò nondimeno il fumetto resta la forma d’arte che più si presta al mio modo di esprimermi.


Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Nell’arco della mia vita si sono succeduti diversi autori con il maturare del mio stile, ma quelli che hanno influenzato maggiormente il mio stile sono: Alfredo Alcalà (autore di molti albi di “Conan la spada selvaggia”), più recentemente Takehiko Inoue ( autore di “vagabond”), kentaro Miura ( autore di “berserk”), e nostrani come Milo Manara e frezzato.


Qual' è la storia a fumetti o il romanzo che avresti voluto creare?

Sicuramente una grande storia di avventura. Di certo ne esistono già di fantastiche come ad esempio “il signore degli anelli”, ma mi piacerebbe realizzarne una che non è ancora stata pensata.


Cosa pensi del fumetto in Italia e cosa credi che serva al fumetto che non sia ancora stato inventato?

Per quanto riguarda il fumetto italiano, penso che sia, o troppo ingessato nei canoni del fumetto bonelliano e comunque troppo bloccato in determinati generi. E forse anche un po’ troppo condizionato dalla mentalità di noi italiani.

Per quanto riguardo ciò che possa servire a migliorare il fumetto no so, forse una maggiore compenetrazione con le altre arti, ad esempio il cinema. Magari se un domani si potesse fondere nel fumetto i suoni alle immagini, ma potremmo dire in generale tutto ciò che possa contribuire a rendere il fumetto un esperienza più coinvolgente.

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Come è cominciata la collaborazione con la compagnia di fumetto al cubo?

Come un po’ tutti grazie alla fondazione M. Montalbano e alla galleria Progetti D’Arte.


Dove è nato il soggetto della tua storia?

Generalmente non sono io che cerco le storie ma le storie a cercare me. Come una nuvola confusa , a poco a poco si definisce, si smussa, si plasma sino a divenire il racconto definitivo.


Visto che il fantasy per te è divenuto quasi un linguaggio naturale, Quali sono oggi le difficoltà di accostarsi a questo genere di storie?

Al di là del fatto che oggi la crudezza sembri essere l’unico interesse dei media. Ritengo che in qualche modo anche nel passato, magari in altre forme, la crudeltà della vita sia sempre stata attuale. Ed è sempre stato lo spunto perché il fantasy si affermasse. Non solo come fuga dalla realtà ma anche come maniera per sublimare la crudezza della realtà. Perciò penso che oggi ci sia un maggiore bisogno di fantasia.

Hai in lavorazione altre opere?

In realtà ho molti progetti. Ma non avendo molte possibilità di pubblicare manca la spinta a realizzarli. E’ una fortuna che ci siano iniziative come Fumetti al cubo che danno spazio ad autori come me che hanno solo voglia di raccontare e far sognare la gente di ogni età.

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